I giornalisti della redazione di ANTIMAFIADuemila ci hanno scritto un messaggio in occasione della nostra “Settimana”. Li ringraziamo molto delle loro parole e, ancora di più, del loro quotidiano, costante, difficile lavoro. Scripta manent.
L’attuale bilancio della lotta alla mafia non può certo dirsi lineare.
Se da una parte si stanno ottenendo eccellenti risultati sul versante repressivo-giudiziario grazie all’impegno della magistratura e delle forze dell’ordine, nonostante la carenza di risorse, dall’altra gli ultimi dati ci dicono che la Mafia Spa è la prima azienda d’Italia con un fatturato annuo di 135 mld di euro.
Questo ci indica che i proclami ottimistici degli ultimi tempi sulla prossima sconfitta delle mafie tengono conto di una visione parziale del fenomeno. Eppure la storia stessa del nostro Paese ci ha insegnato che le mafie, ma in particolare Cosa Nostra, non possono definirsi criminalità spiccia a causa del profondo e radicato legame con ampi settori della politica, della finanza e persino di quei poteri occulti dal forte carattere eversivo che hanno condizionato lo svolgimento della vita democratica del Paese almeno dalla nascita della Repubblica.
Lo dimostrano ancora una volta le delicatissime indagini in questo momento in corso a Palermo, Caltanissetta e Firenze che potrebbero portare finalmente a fare chiarezza sulla stagione stragista del ’92 e ’93 e in cui si inseriscono le importantissime dichiarazioni di Massimo Ciancimino e la collaborazione di Gaspare Spatuzza.
Sono verità difficili da raggiungere a causa dei depistaggi dietro ai quali sembrano sempre più evidenti complicità di settori dello Stato.
Dopo quasi vent’anni il nostro Paese si trova davanti ad un bivio: accettare un nuovo compromesso con i misteri e i muri di gomma oppure cercare la verità, affrontarla e voltare pagina.
Certo questo significherebbe innescare un importante processo di metabolizzazione del passato, un profondo esame di coscienza della classe dirigente, delle sue molte, troppe responsabilità.
Francamente, non sembra questo l’orientamento. Il potere non ama essere giudicato e le leggi di prossima approvazione promosse da questo esecutivo e avversate da una debole opposizione fanno presupporre esattamente in contrario. In questo momento così cruciale un ruolo fondamentale è affidato alla società civile, occorre che faccia sentire la propria voce e pretenda una verità totale, non solo giudiziaria, ma anche politica e storica.
Redazione ANTIMAFIADuemila
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